studio bozzetto  
MY HISTORY AS ANIMATOR
 
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Storia animata di un animatore

 

La mia prima esperienza di animazione penso sia stata in 1^ Media col compagno Angelo C, anche lui amante del disegno. Ci organizzammo per “fare” un cartone animato ed andammo a casa sua cominciando a disegnare uno dopo l’altro pile di disegni in sequenza (ho ancora ben presente il mio compito ; era quello di realizzare un personaggio che stava scavalcando un muro, che sicuramente era la lunga cinta di casa sua). Sembrò finire qui tutta la mia passione per il cartone animato.
Qualche anno dopo, in 5^ superiore, un’amica mi parlò di un famoso cartoonist che viveva proprio a Bergamo. Lo contattai per posta  e mi rispose Maddalena invitandomi ad infiltrarmi in uno di quei tour guidati organizzati per le scuole.
Con molte insistenze riuscii ad ottenere di poter passare di tanto in tanto per vedere come funzionava il lavoro. All’epoca non avevo fatto il rinvio di leva, così partii per il militare che non avevo ancora terminato il Liceo. Nel tragitto Fossano – Milano - Bergamo, durante le licenze del c.a.r. sempre facevo una sosta a Milano per passare qualche ora in studio in modo da  riuscire a carpire qualcosa (ricordo che mi prendevano per pazzo quando mi vedevano arrivare in divisa da Carabiniere) sull’intercalazione.
Finito il periodo di leva e fatto l’esame di maturità, mi ripresentai da Flora, presso lo Studio Bozzetto , chiedendole di  darmi la possibilità di provare a fare qualcosa poiché volevo cominciare a lavorare. I primi mesi fu veramente difficile, mi trovavo davanti ad un muro. Nessuno aveva intenzione di aiutarmi nell’inserimento. Flora continuava a darmi disegni da intercalare senza alcuna dritta ed io in qualche modo tentavo di portare a termine il compito  che non funzionava  mai, perché non conoscevo  “il trucco” per intercalare, la tecnica.
Ad un certo punto, visto che io non mollavo, Giorgio ( il capo animatore - allora il direttore dello studio era ancora Guido Manuli) disse a Flora che forse ero più portato per l’animazione e mi diedero un compito a mia scelta da svolgere. Ricordo ancora che preparai un’animazione completa di un ape che aveva a che fare con un grammofono, scambiato per fiore, ed alla fine veniva fagocitata dallo stesso. A Giorgio piacque molto e cosi cominciarono le prime intercalazioni con consenso (ovviamente ora mi avevano spiegato il meccanismo ed il lavoro filava liscio).


flora sperotto
Lavoravo con gente veramente in gamba, da cui ho imparato tutto. Erano gli ultimi mesi di Guido Manuli in studio, e ricordo che Giorgio gli propose di darmi da intercalare la sua “Biancaneve”. Con scrupolo Guido disse che non era bene che cominciassi con una cosa così complessa e mi spiegò che avrei potuto”bruciarmi”, così cominciai con “Mr.Hiccup”. Oltre a lavorare duramente in studio (sempre come esterno),  passavo  i tempi morti alle spalle di Giorgio guardandolo animare (sicuramente era infastidito dalla presenza alle spalle, ma mi ha sempre concesso di rimanere lì) e ricordo che Guido lo sfotteva ricordandogli di avere di nuovo  “ l’ angelo custode alle spalle” alle spalle.

Passavano gli anni e diventai “l’intercalatore” dello studio. Cioè intercalavo fisso in studio anche se avevo una mia partita iva, e per i primi tre anni quando lo studio chiudeva andavo alla Scuola del Fumetto a frequentare perché volevo conoscere più che potevo sul disegnare (ero a casa, a Bergamo per mezzanotte); Flora pur di tenermi lì ed aiutarmi ad avere sempre lo stipendio mensile, quando proprio non c’era lavoro mi mandava dalle ragazze (Mariarosa, Patrizia, Paola, Anna, Isa…) per aiutarle nella coloritura.  Fu un problema per me perché non essendoci  turn- over in studio, vedevo un sacco di persone esterne che cominciavano ad ottenere lavori di animazione (guadagnando più di me) mentre io andavo bene come l’ intercalatore dello studio, cioè di Giorgio Valentini e di Massimo Vitetta (e a volte di altri, come Roberto Casale e Edo Cavalli o Fabio Pacifico, ma non sovente). Le uniche animazioni che mi erano concesse, erano quelle lasciate a metà da Giorgio perché doveva  iniziare sempre più lavori nuovi e sempre più con urgenza.
Imparai molto lavorando per Giorgio e Massimo: da Giorgio la costanza e la perseveranza e da Massimo la precisione e la meticolosità, Giorgio usava la matita 0.7 che ho quasi sempre usato anch’io, mentre massimo la 0.5 che mi piaceva molto di più ma non riuscivo ad usarla perché continuavo a rompere la punta (più tardi capii che la migliore era la matita da temperare, quella che aveva la punta che cambiava spessore usandola). Un’altra cosa che imparai da questi due grandi, fu che  Massimo  sempre  lottava per i propri diritti di lavoratore (e di conseguenza di tutti i disegnatore che ruotavano attorno allo studio), una sorta di Art Babbit lombardo (siccome era esterno alla Bozzetto, non aveva le agevolazioni di Giorgio). Ricordo molto bene quando D’urso lo voleva mandare a Los Angeles alla Disney per far visionare un lavoro  per la Fanta e lui voleva giustamente essere retribuito per quel compito, mentre l’altro cercava di fargli notare il valore dell’esperienza di un viaggio simile (due giorni ed una notte, di strapazzi). Di Giorgio invece ricordo che prendeva veramente a cuore il fatto di aiutare sempre tutti, dando loro il più lavoro possibile, visto le condizioni precarie dei disegnatori in questo settore.
Un’altra cosa che ricordo del tempo passato in Bozzetto e che mi fece tristezza fu  quando rientrò in studio, dopo anni, un vecchio animatore di “West & Soda” simpaticamente chiamato”Rufolo” per via della chioma riccia (Franco M.), da Flora. Questi si appoggiava a me nel fare i lavori che lo studio gli affidava,(io lo vedevo come un grande animatore che aveva collaborato ad un lungometraggio) chiedendomi di aiutarlo a fare le scalette dei disegni per le sue animazioni perché non era più in grado e non aveva più il senso del timing.

Giorgio si preoccupava  anche lui dei miei momenti di inattività e mi introdusse allo Studio Zeta, da Dody Bertuletti (con il quale insegnava alla scuola del cinema di Milano) e Perugini che spesso  vedevo in studio da Bozzetto a fare dei  lavoretti di Illustrazione.
Mi consiglò anche, in un altro momento, di provare anche da Pierluigi De Mas, una persona a modo e gentilissima  dal quale ricordo intercalai il corvo “Rockefeller” ed un cagnone che rappresentava Gigi  Proietti.  Con De Mas instaurai subito uno strano e amichevole rapporto allievo- figlio che non mi sono mai spiegato. Lo incontravo spesso da solo ai tavoli dei bar in giro per i festival  Asifa, o ad Annecy, o nelle sale dei convegni e mi faceva gentilmente accomodare con lui raccontandomi di tutto un po’. Molti anni dopo animai per lui “Il lungo, il corto ed il pacioccone”, e feci delle prove per Cocco Bill.
Ricordo che doveva andare in ferie con la famiglia ma doveva controllare la coloritura del corto per lo Zecchino d’oro ed era combattuto, così presi la palla al balzo e gli dissi : “Se ti fidi ci penso io, tu vai pure al lago”  e questa cosa fu una grande dimostrazione di stima da parte sua.
Dopo parecchi anni, sette o otto, decisi di allentare un po’ il cordone ombelicale con lo studio Bozzetto e di non stare più fisso in studio a lavorare, incominciando così ad animare anche per altri (era l’unico modo per poter poi rientrare e poter animare anche lì, da Bozzetto).
pierluigi demas

Contemporaneamente, visto che durante i primi anni di lavoro in studio  frequentavo  la Scuola del fumetto di via Savona ( in maniera anomala, perché  a seconda degli esperti che venivano ad insegnare mi spostavo continuamente dal corso di grafica, piuttosto che da quello di illustrazione e poi di fumetto, a quello di aerografo),  cercai di inserirmi anche nell’editoria.
La persona per me  più importante che conobbi in questo settore fu il Direttore artistico della Mondadori Ragazzi di Verona, sig. Maurizio Turazzi.  Avevo fatto un libro a disegni per ragazzi sul Judo e glielo avevo portato da visionare. Mi disse che il libro era carino però non interessava per le loro collane, ma se volevo potevo provare a lavorare per loro. Ovviamente la cosa mi gratificò. Il primo incontro lo ricordo dunque così: “Vuoi lavorare? Tieni, fammi questa copertina di “Risate in tasca” entro  domai”.
Io allibito: ”Ma..ma devo tornare a Bergamo e domani essere di nuovo qui a Verona… come faccio!?!??”.  E lui: ” Non preoccuparti che se vuoi fare questo lavoro ci riesci”: Ovvio che ci son riuscito, ho lavorato la notte …
Il secondo incontro invece, dopo la consegna di un lavoro, fu questo: lo vidi togliere di tasca il portafoglio, mi diede degli spiccioli e mi disse: ”Vai in edicola e prendi una rivista di moda per bambini”.
 Lo feci, gliela consegnai, mi guardò e disse:” E’  per te. Tu mi fai dei disegni stereotipati. Qui invece puoi vedere come ci si veste al giorno d’oggi. Devi vestire i tuoi personaggi in questo modo d’ora in avanti”. Imparai una grande lezione di disegno quel giorno!!!
Un’altro bel ricordo lasciatomi da questo grande Art Director fu l’incarico di studiare i personaggi dei Peanuts, per un potenziale fumetto che avrebbe voluto fare in Italia la Mondadori. Il sig. Shulz, si diceva avesse un problema alle mani, quindi la Mondadori vide la possibilità  di poter portare un po’ di produzione qui in Italia. Il sig. Turazzi chiese a me ed ad un altro illustratore (che non ho mai conosciuto) se ce la sentivamo di cominciare a buttar giù un po’ dei personaggi dei Peanuts, per capire se eravamo in grado di impararne il disegno; ovviamente non c’era budget e lo sapevamo ma finito il tutto (il lavoro non andò in porto perché per quello che ricordo i Sindacati americani non vollero), con sorpresa, Turazzi ci disse che per ringraziarci gli avrebbe fatto piacere averci ad una mega festa per lo scrittore Moravia organizzata dalla Mondadori (lui ci avrebbe procurato i pass).
Non so quanti altri ”Capi” si sarebbero sentiti in debito per aver fatto svolgere un lavoro senza badget a dei “dipendenti”, e vi dico che nella mia esperienza lavorativa ne ho trovati ben pochi.


Col  passare degli anni  lo Studio Bozzetto chiuse, il sig. Turazzi fu trasferito a Milano ed
il sig. De Mas ci lasciò prematuramente (sicuramente per lo stress ed i pensieri pressanti sul lavoro).
Così  cercai un lavoretto vicino a casa e riuscii ad introdurmi nell’editoria scolastica presso l’Istituto Italiano Edizioni Atlas, dove portai tutta la mia esperienza al cospetto della bellissima Ornella e del grande dott. Carreri……………………….
Nel  frattempo purtroppo  anche la “mia”  Flora ci ha lasciati tutti inaspettatamente.